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"E pensare che eravamo comunisti" - Una piacevole, agrodolce commedia che narra le vicende di una famiglia storicamente comunista alle prese con la crisi degli ideali politici e sociali della sinistra.

"E pensare che eravamo comunisti" in scena a Filadelfia
E pensare che eravamo comunisti, commedia scritta e diretta da Roberto D'Alessandro sulle vicende di una famiglia storicamente comunista alle prese con la crisi degli ideali politici e sociali della sinistra che perdono terreno nei confronti delle nuove tendenze consumistico-liberiste delle nuove generazioni.
Giulia e Rinaldo si sono conosciuti negli anni settanta nel periodo delle lotte studentesche e delle manifestazioni di protesta contro il sistema. Giulia, dopo tanti anni, è ancora politicamente impegnata e divide la sua esistenza tra la famiglia, i figli e la sezione di Rifondazione; Rinaldo, invece, che è passato da Democrazia Proletaria via via fino al Partito Democratico, lavora nel suo studio professionale e vede, con rammarico, raffreddarsi il suo rapporto con la moglie sempre più lontana e distaccata. Nilde, la figlia ancora indecisa sul suo futuro, ha la passione per la pittura ma non riesce a vendere i propri quadri; Enrico, suo fratello, è fidanzato con la figlia di un avvocato di grido e guida macchine di grossa cilindrata.
In famiglia c’è anche Oba, il domestico di colore laureato in filosofia, paziente e un po’ burlone e, infine a completare il quadretto familiare, arriva anche la zia calabrese Maria con le sue piccanti specialità gastronomiche e le sue crisi matrimoniali.
La notizia che Enrico, per compiacere il suocero ha deciso di candidarsi nelle liste del centro-destra manda su tutte le furie Giulia e solo un grave malore di Rinaldo ridimensionerà gli attriti riportando la pace in famiglia.
Tra battute esilaranti che piaceranno ai sostenitori di ogni colore politico, una ‘nduja piccante e un po’ d’amore, Roberto D’Alessandro celebra, con evidente rammarico, il deteriorarsi di un universo, quello degli ideali politici, che manca ai giovani di questo tempo ma anche e soprattutto ai loro genitori che non sanno più essere d’esempio perché essi stessi, per primi, hanno visto fallire il loro sogno, la loro speranza di cambiare il mondo.
Sedute ad un tavolo Nilde chiede alla madre dove sia la differenza, oggi, tra la sinistra e la destra e quale significato abbiano più i termini comunista o fascista in questa società, dove per gli ideali non c’è più posto, dove tutto, anche i sogni e i più semplici e naturali progetti di vita dei giovani, vanno alla deriva nel mare dell’incertezza, del precariato e delle difficoltà.
E pensare che eravamo comunisti è un bel testo che fa riflettere e divertire. Molte risate, tempi veloci e una serata piacevolmente passata fuori casa.
Comune di Filadelfia
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